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VITA DI SAN FRANCESCO DI SALES (1/8)

1. I primi anni

            Francesco nasce nel castello di famiglia a Thorens (20 km circa da Annecy). È settimino e “fu un miracolo che, in un parto così pericoloso, la mamma non avesse perso la vita”. È il primogenito cui faranno seguito sette tra fratelli e sorelle. La mamma, Francesca de Sionnaz, ha appena 15 anni mentre il papà, il Sig. de Boisy, ne ha 43! All’epoca il matrimonio, nelle classi nobili, era un’occasione per salire nella scala sociale (mettere insieme titoli nobiliari, terre, castelli…). Il resto, amore compreso, veniva dopo!

                                 Chiesa di San Maurizio di Thorens, Francia

            È battezzato nella piccola chiesa di San Maurizio di Thorens. Francesco anni dopo sceglierà quell’umile chiesetta per la sua consacrazione episcopale (8 dicembre 1602).
            I primi anni Francesco li vive insieme ai suoi tre cugini nello stesso castello: con loro gioca, si diverte e contempla la splendida natura che lo circonda e che per lui diventa il grande libro da cui attingerà mille esempi per i suoi libri. L’educazione che riceve dai Genitori è di chiaro stampo cattolico. “Si deve sempre pensare a Dio ed essere uomini di Dio” ripeteva il padre e Francesco farà tesoro di questo consiglio. I genitori frequentano con assiduità la parrocchia e trattano con correttezza i dipendenti e sanno fare generosa carità quando occorre. I primi ricordi di Francesco non sono solo quelli legati alla bellezza di quella meravigliosa natura, ma sono anche gli spettacoli di distruzione e di morte, dovuti alle guerre fratricide in nome del Vangelo.

            Arriva l’ora di andare a scuola: Francesco lascia la sua casa e si reca in collegio prima a La Roche per circa due anni e poi per tre ad Annecy in compagnia dei suoi cugini. Questo tempo è segnato da alcuni fatti importanti:
            – nella chiesa di S. Domenico (attuale chiesa di San Maurizio) riceve la prima Comunione e la Cresima e da allora in poi si comunicherà spesso.
            – si iscrive alla confraternita del Rosario e da allora prende l’abitudine a recitarlo ogni giorno.
            – chiede di ricevere la tonsura: il padre gli concede il permesso, dal momento che questo passo non implicava l’inizio della carriera ecclesiastica.
            Francesco è un ragazzo normale, studioso, obbediente con un tratto caratteristico: “non lo si vedeva mai prendere in giro nessuno!”.
            Ormai la Savoia gli aveva insegnato tutto quello che poteva. E così nel 1578 Francesco, con gli inseparabili cugini e sotto l’occhio vigile del precettore Déage, parte alla volta di Parigi, dove resterà per dieci anni, allievo del collegio del Clermont, gestito dai gesuiti.

2. I dieci anni che contano: 1578-1588

            L’orario del Collegio è severo e anche le prescrizioni religiose sono esigenti. In questi anni Francesco studia il latino, il greco, l’ebraico, familiarizza con i classici, si perfeziona nella lingua francese. Ha ottimi insegnanti.
            Nel tempo libero frequenta ambienti altolocati, ha libero accesso alla Corte, eccelle nelle arti della nobiltà, segue alcuni corsi di teologia alla Sorbona. Ascolta, in particolare, il Commento al Cantico dei Cantici del P. Génébrard e ne esce sconvolto: scopre dentro l’allegoria dell’amore di un uomo per una donna la passione di Dio per l’umanità. Si sente amato da Dio! Ma in pari tempo matura nella sua mente l’idea di essere escluso da questo amore. Si sente dannato! Entra in crisi e per sei settimane non dorme, non mangia, piange, si ammala. Esce da questo stato affidandosi alla Madonna nella chiesa di S. Etienne des Grès con l’atto di abbandono eroico alla misericordia e bontà di Dio. Recita una Salve Regina e la tentazione svanisce.
            Finalmente, terminati gli esami conclusivi, può lasciare Parigi, non senza rincrescimento. Quale gioia per Francesco ritornare a casa e riabbracciare i genitori, i fratellini e le sorelline che nel frattempo erano arrivati a rallegrare la famiglia.
            Il tutto per pochi mesi soltanto, perché bisogna ripartire per completare “il sogno di papà”: diventare un grande nel campo del diritto.

3. Gli anni di Padova: 1588-1591

            Sono gli anni decisivi per Francesco sul piano umano, culturale e spirituale.
            Padova è la capitale del Rinascimento italiano con migliaia di studenti che provengono da tutta Europa: nelle università si trovano i più celebri insegnanti, gli spiriti migliori del tempo.
            Qui Francesco studia diritto e al tempo stesso approfondisce la teologia, legge i Padri della Chiesa, si mette nelle mani di un saggio direttore spirituale, il gesuita P. Possevino. Probabilmente a causa di una febbre tifoidea, viene ridotto in fin di vita; riceve i sacramenti e fa testamento: “Il mio corpo, quando sarò spirato, consegnatelo agli studenti di medicina”. Era tale il fervore per lo studio e la sete di conoscere il corpo umano che gli studenti di medicina, a corto di cadaveri, andavano a dissotterrarli al cimitero!
            Importante questo testamento di Francesco perché dice la sensibilità, che conserverà per tutta la vita, nei confronti della cultura, delle novità scientifiche tipiche del Rinascimento.
            Guarisce, conclude brillantemente i suoi studi il 5 settembre 1591 e lascia Padova “laureato a pieni voti in utroque” (diritto civile ed ecclesiastico). Il padre ne è fiero.

4. Verso il sacerdozio: 1593

            Nel cuore di Francesco ci sono altri sogni, molto lontani da quelli di suo padre, ma come dirglielo? Il Signor di Boisy ha posto in Francesco tutte le sue speranze!
Viene nominato Prevosto della cattedrale di Annecy. Forte di questo titolo onorifico si incontra con il padre per dirgli la sua intenzione di diventare sacerdote. Fu uno scontro durissimo e comprensibile.
             “Pensavo e speravo che sareste stato il bastone della mia vecchiaia e il sostegno della famiglia…Non condivido le vostre intenzioni, ma non vi nego la mia benedizione” concluse il padre.
            La via del sacerdozio è aperta: in pochi mesi Francesco riceve gli ordini minori, il suddiaconato, il diaconato e finalmente il 18 dicembre l’ordinazione sacerdotale. Si prepara tre giorni per celebrare la prima messa il 21 dicembre.
            Alcuni giorni dopo Natale, Francesco di Sales può essere ufficialmente “insediato” prevosto della cattedrale e in quell’occasione pronunciò uno dei suoi discorsi più famosi, una vera e propria arringa. Si sente già fin d’ora l’ardore e lo zelo del pastore, in sintonia con quanto il Concilio di Trento aveva indicato come via alla riforma.

5. Missionario nel Chiablese: 1594-1598

            Il Chiablese è il territorio che si affaccia al lago di Ginevra. I sacerdoti di questa zona della Savoia erano stati cacciati dai Calvinisti di Ginevra e le chiese erano senza pastori. Ora però, nel 1594, il Duca Carlo Emanuele ha riconquistato quelle terre e sollecita il vescovo di Annecy ad inviare nuovi missionari. La proposta rimbalza sul clero, ma nessuno ha il coraggio di andare in quelle terre così ostili, rischiando la propria vita. Solo Francesco si dichiara disponibile e il 14 settembre, con il cugino Luigi, parte per questa missione.
            Prende dimora nel castello degli Allinges, dove il Barone Hermanance veglia sulla sua incolumità. Così ogni mattina, dopo la messa, scende alla ricerca dei Signori di Thonon. La domenica predica nella chiesa di S. Ippolito, ma i fedeli sono poche persone.

                                 Capella del castello degli Allinges, Francia

            Allora decide di scrivere e far stampare le sue prediche: le affigge nei luoghi pubblici e le fa scivolare sotto la porta di cattolici e protestanti.
            Il suo modello è Gesù per le strade della Palestina: si ispira alla sua dolcezza e bontà, alla sua franchezza e sincerità. Non mancano ostilità e chiusure, ma arrivano anche “le prime spighe”, cioè le prime conversioni.
            Era severo e inflessibile verso l’errore e verso coloro che diffondevano l’eresia, ma di una pazienza senza limiti nei confronti di tutti coloro che riteneva vittime delle teorie degli eretici.
             “Io amo la predicazione che si affida più all’amore del prossimo che all’indignazione, persino degli ugonotti, che occorre trattare con grande compassione, non già lusingandoli, bensì deplorandoli”. Lo spirito salesiano sembra concentrata in questa espressione di Francesco: “La verità che non è caritatevole sgorga da una carità che non è vera”.
            Di questo periodo straordinario per lo zelo, la bontà e il coraggio di Francesco va ancora ricordato l’iniziativa di celebrare nella chiesa di s. Ippolito le tre messe di Natale nel 1596.
            Ma l’iniziativa che maggiormente contribuì a smantellare l’eresia dal territorio del Chiablese fu quella delle Sante Quarantore, promosse e animate da un nuovo collaboratore di Francesco, padre Cherubino della Maurienne. Nel 1597 furono celebrate ad Annemasse, alle porte di Ginevra.
            L’anno seguente le Sante Quarantore si tennero a Thonon (inizio di ottobre 1598).
            A fine anno Francesco deve lasciare la “missione” e scendere a Roma per trattare vari problemi della Diocesi.
            A Roma contrae amicizie importanti (Bellarmio, Baronio, Ancina…) e incontra i preti dell’Oratorio di S. Filippo Neri e si innamora del loro spirito.
Ritorna ad Annecy passando per Loreto, quindi in nave risale fino a Venezia; si ferma a Bologna e a Torino dove discute con il Duca quanto concesso dal Papa a favore delle parrocchie della diocesi.
            Nel 1602 si reca a Parigi sempre per trattare con il nunzio e con il Re delicate questioni diplomatiche concernenti la diocesi e i rapporti con i calvinisti. Qui si fermerà per nove lunghi mesi e tornerà a casa con un pugno di mosche. Se questo è il risultato diplomatico, molto ricco e importante è invece il profitto spirituale e umano che ne sa trarre.
Decisivo per la vita di Francesco è l’incontro con il famoso “Circolo della Signora Acarie”: è una sorta di cenacolo spirituale dove si leggono le opere di S. Teresa d’Avila e di S. Giovanni della Croce e grazie a questo movimento spirituale verrà introdotto in Francia il Carmelo riformato.
            Sulla via del ritorno, Francesco riceve la notizia della morte del suo amato vescovo.

6. Francesco, vescovo di Ginevra: 1602 – 1622

            L’8 dicembre 1602 nella piccola chiesetta di Thorens Francesco viene consacrato vescovo e resterà alla guida della sua diocesi per venti anni. “Quel giorno Dio mi aveva tolto da me stesso per prendermi per sé e quindi darmi al popolo, intendendo dire che mi aveva trasformato da ciò che ero per me in ciò che dovevo essere per loro”.
            Di questo periodo metto in risalto tre aspetti importanti:

6.1 Francesco pastore

            In questi anni brilla il suo zelo concentrato nelle parole: Da mihi animas che diventano il suo programma.
             “Il prete è tutto per Dio e tutto per il popolo” soleva ripetere e lui ne era il modello, per primo!
            I problemi della diocesi sono tanti e molto gravi: riguardano il clero, i monasteri, la formazione dei futuri ministri, il seminario inesistente, la catechesi, la mancanza di risorse economiche.
            Francesco inizia subito la visita alle oltre quattrocento parrocchie, visita che si protrae per cinque o sei anni: parla con i sacerdoti, conforta, incoraggia, risolve i problemi più spinosi, predica, amministra il sacramento della cresima ai ragazzi o ai futuri sposi, celebra matrimoni…
            Per ovviare all’ignoranza del clero fa scuola di teologia in casa sua, ogni anno raduna i suoi preti in Sinodo, predica… “Per alcuni anni insegnò ad Annecy molti argomenti di indole teologica ai suoi canonici e dettava loro lezioni in latino.
            Erano molti coloro che aspiravano alla vita religiosa o al sacerdozio: non erano le vocazioni che mancavano. Molto spesso mancava la vocazione!
            Scrive un opuscolo Avvertimenti ai confessori, un gioiello di zelo pastorale dove si intrecciano dottrina, esperienza personale, consigli…
            Visita i numerosi monasteri della diocesi: alcuni li chiude, in altri sposta il personale, ne fonda di nuovi.
            Lotterà fino alla fine per avere un Seminario: mancano i fondi per l’egoismo dei Cavalieri di S. Lazzaro e di S. Maurizio, che trattengono le rendite dovute alla diocesi.
            La caratteristica dominante in Francesco pastore è la sua capacità di accompagnare le persone.
             “È una fatica guidare le anime singole, ma una fatica che fa sentire leggeri come quella dei mietitori e dei vendemmiatori, i quali non sono mai tanto contenti come quando hanno molto lavoro e molto da portare”.
            Caratteristiche di questa educazione individualizzata:
            Ricchezza di umanità: “Penso che nel mondo non vi siano anime che amino più cordialmente e più teneramente e, per dire tutto molto alla buona, più amorosamente di me, perché a Dio è piaciuto fare così il mio cuore”.
            Padre e fratello: sa essere molto esigente, ma sempre con dolcezza e serenità. Non abbassa la posta in gioco: basta leggere la prima parte della Filotea per rendersene conto.
            Prudenza e concretezza: “Usatevi molti riguardi durante questa gravidanza… se vi stancate a stare inginocchiata, mettetevi a sedere e se non avete l’attenzione sufficiente per pregare mezz’ora, pregate solo per un quarto d’ora…” (Madame de la Fléchère)
            Senso di Dio: “Occorre fare tutto per amore e nulla per forza; occorre amare l’obbedienza più di quanto si tema la disobbedienza”. “Dio sia il Dio del vostro cuore”.
            Francesco fu definito la copia più vera di Gesù in terra (S. Vincenzo di Paoli)

6.2 Francesco scrittore:

            Nonostante gli impegni legati al suo essere vescovo, Francesco trova il tempo per dedicarsi a scrivere. Che cosa? Migliaia di lettere a persone che chiedono la sua guida spirituale, ai monasteri della Visitazione di recente fondazione, a personaggi di spicco della nobiltà o della Chiesa per tentare di risolvere problemi, ai suoi familiari ed amici.
            Nel 1608 viene pubblicata la Introduzione alla vita devota: è lo scritto più noto di Francesco.
            “È nel carattere, nel genio, ma soprattutto nel cuore di Francesco di Sales che occorre cercare la vera origine e la preparazione remota dell’Introduzione alla Vita Devota o Filotea”: così scrive nell’introduzione all’edizione critica di Annecy don Machey, un uomo che ha dedicato la vita allo studio delle opere del Santo.
            La prefazione porta la data dell’8 agosto 1608.
            Questo libro ricevette un’accoglienza entusiasta.
            La Chantal parla di questo libro come “di un libro dettato dallo Spirito Santo”. In 400 anni di vita, il libro ha avuto oltre 1300 edizioni con milioni di copie, tradotto in tutte le lingue del mondo.
            A distanza di quattro secoli queste pagine conservano intatto il loro fascino e la loro attualità.

            Nel 1616 appare un altro scritto di Francesco: Il Trattato dell’amor di Dio, il suo capolavoro, scritto per coloro che vogliono puntare alle vette! Li guida con sapienza e con esperienza a vivere l’abbandono totale alla volontà di Dio fino al punto “dove si incontrano gli amanti!” cioè al Calvario. Solo i santi sanno guidare alla santità.

6.3 Francesco fondatore

            Nel 1604 Francesco si reca a Digione a predicare la Quaresima, invitato dall’arcivescovo di Bourges, Andrea Fremyot. Fin dai primi giorni rimane colpito dall’attenzione e dal comportamento devoto di una dama presente. È la baronessa Giovanna Francesca Fremyot de Chantal, sorella dell’arcivescovo.
            Dal 1604, anno dell’incontro di Giovanna con Francesco, al 1610, data dell’entrata di Giovanna in noviziato ad Annecy, i due santi si incontrano quattro o cinque volte, ogni volta per una settimana o una decina di giorni. Gli incontri sono rallegrati dalla presenza di varie persone di famiglia (la mamma, la sorella di Francesco) o amiche (la Signora Brulart, la badessa di Puy d’Orbe…).
            Giovanna vorrebbe accelerare i tempi, ma Francesco procede con prudenza.
Poco alla volta i vari nodi si allentano, giungono consensi, la serenità e la pace crescono e questo permette di risolvere meglio i problemi.
            Dio ha preso possesso del suo cuore e l’ha resa donna pronta a dare la sua vita per Lui. Il suo sogno, a lungo coltivato, si realizza il 6 giugno 1610: giornata storica! Giovanna e le sue due amiche (Giacomina Favre e Carlotta di Bréchard) entrano in una casetta, “la Galerie”, e iniziano l’anno di noviziato.
            Il 6 giugno dell’anno seguente le prime tre professioni nelle mani di Francesco. Intanto altre giovani e altre donne chiedevano di essere accolte. Prende così il via la famiglia religiosa che si ispira alla Visitazione di Maria.
            L’espansione del nuovo Ordine ha del prodigioso. Alcune cifre: dal 1611 (anno di fondazione) al 1622 (anno della morte di Francesco) le fondazioni sono tredici: Annecy, Lione, Moulins, Grenoble, Bourges, Parigi…. Alla morte di Giovanna, nel 1641, i monasteri saranno 87 con una media di oltre 3 all’anno! Tra questi anche due in Piemonte: a Torino e a Pinerolo!

7. Ultimi anni

            Francesco negli ultimi anni di vita deve prendere per due volte la strada di Parigi: viaggi importanti sul piano diplomatico e spirituale, viaggi faticosi per lui stanco e malandato in salute.
            La fama della santità di Francesco è nota a Parigi al punto che il cardinale Henri de Gondi pensa a lui come a suo successore e glielo propone. Nota è la simpatica risposta di Francesco: “Io ho sposato una povera donna (la diocesi di Annecy); non posso divorziare per sposarne una ricca (la diocesi di Parigi)!”
            Nel suo ultimo anno di vita intraprende un nuovo viaggio a Pinerolo, in Piemonte, su richiesta del Papa per riportare la pace in un monastero di Foglianti (Cistercensi riformati) che non riescono a mettersi d’accordo sul superiore generale. Francesco riuscì a rappacificare menti e cuori con soddisfazione unanime.
            Un altro ordine del Duca impone a Francesco di accompagnare il cardinal Maurizio di Savoia ad Avignone per incontrare il re Luigi XIII.
            Al ritorno si ferma a Lione nel monastero delle Visitandine. Qui incontra per l’ultima volta Giovanna de Chantal. È stremato, ma predica ancora fino alla fine, che sopraggiunge il 28 dicembre 1622.
            Francesco è morto con un sogno: ritirarsi dagli affari della diocesi e trascorrere gli ultimi anni di vita nel quieto Monastero di Talloires, sulle sponde del lago, a scrivere il suo ultimo libro Trattato dell’amore del prossimo e a recitare il Rosario. Siamo certi che il libro l’aveva già scritto con l’esempio della sua vita; quanto alla recita del Rosario, ora non gli mancano né il tempo, né la tranquillità.

(continua)


P. Gianni GHIGLIONE
Salesiano di Don Bosco, esperto di S. Francesco di Sales, autore di vari libri salesiani.