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Un episodio curioso
            Nella vita di Francesco di Sales, giovane studente a Parigi, c’è un episodio curioso che ha avuto grandi ripercussioni in tutto il resto della sua vita e nel suo pensiero. Era il giorno del carnevale. Mentre tutti pensavano a divertirsi, il diciasettenne sembrava preoccupato, persino triste. Non sapendo se fosse malato o semplicemente malinconico, il suo precettore suggerì di andare a vedere gli spettacoli della festa. Di fronte a questa proposta, il giovane formulò improvvisamente questa preghiera biblica: “Distogli i miei occhi dal vedere le cose vane”. Poi aggiunse: “Signore, fammi vedere”. Vedere che cosa? Rispose: “La sacra teologia; è lei che mi insegnerà ciò che Dio vuole che la mia anima impari”.

            Fino ad allora Francesco aveva studiato con grande profitto e anche successo gli autori pagani dell’antichità. Gli piacevano e poi riusciva molto bene negli studi. Il suo cuore però era insoddisfatto, cercava qualcosa o meglio qualcuno che potesse soddisfare il suo desiderio. Con il permesso del suo precettore, cominciò in quel periodo a frequentare le lezioni tenute dal grande professore di Sacra Scrittura Gilberto Genebrardo, che commentava proprio in quel tempo un libro della Bibbia che racconta la storia d’amore di due innamorati: il Cantico dei Cantici.

            L’amore che viene descritto in questo libro è l’amore tra un uomo e una donna. Tuttavia, l’amore celebrato nel Cantico dei Cantici può essere anche compreso come l’amore spirituale dell’anima umana con Dio, spiegava Genebrardo ai suoi allievi, ed è questa interpretazione tutta spirituale che incantò il giovane studente, il quale esultava con le parole della sposa: “Ho trovato Colui che il mio cuore ama”.

            Il Cantico dei Cantici diventò da allora in poi il libro preferito di san Francesco di Sales. Secondo il padre Lajeunie, il futuro dottore della Chiesa aveva trovato in questo libro sacro “l’ispirazione della sua vita, il tema del suo capolavoro (il Trattato dell’amor di Dio), e la migliore fonte del suo ottimismo”. Per Francesco, assicura anche padre Ravier, è stata come una rivelazione, e da allora “non ha più potuto concepire la vita spirituale che come una storia d’amore, la più bella delle storie d’amore”.

            Non c’è quindi da meravigliarsi se Francesco di Sales è diventato il “dottore dell’amore” e se il tema dell’amore è stato al centro della commemorazione fatta in occasione del quarto centenario della sua morte (1622-2022). Già nel 1967, in occasione del quarto centenario della sua nascita, san Paolo VI l’aveva definito “dottore dell’amore divino e della dolcezza evangelica”. Cinquantacinque anni dopo, in occasione dell’anniversario della sua nascita al cielo, papa Francesco con la sua Lettera apostolica Totum amoris est, ci offre nuovi tratti della vita e della dottrina del santo vescovo e ci ripropone autorevolmente il vero volto di Dio spesso ignorato o misconosciuto.

Il Dio misconosciuto
            Ai tempi di Francesco di Sales, il re di Francia Enrico IV, grande ammiratore delle capacità e delle virtù del vescovo di Ginevra, si rammaricava un giorno con lui per l’immagine distorta che i suoi contemporanei avevano di Dio. Secondo un testimone, il re “vedeva parecchi suoi sudditi vivere ogni sorta di libertà, dicendo che la bontà e la grandezza di Dio non si curava da vicino delle azioni degli uomini, ciò che egli biasimava decisamente. Vedeva poi altri, in gran numero, che avevano una bassa opinione di Dio col credere che egli fosse sempre pronto a sorprenderli, attendendo soltanto l’ora in cui fossero caduti in qualche leggera mancanza per condannarli eternamente, ciò che egli non approvava”.

            Francesco di Sales, da parte sua, era ben consapevole di offrire un’immagine di Dio diversa da quelle molto diffuse ai suoi giorni. In una sua predica, si paragonava all’apostolo Paolo mentre annunciava agli Ateniesi il Dio ignoto: “Non è che io voglia parlarvi di un Dio sconosciuto – precisava – poiché, grazie alla sua bontà, lo conosciamo – ma, senza dubbio, potrei parlare di un Dio misconosciuto. Io, dunque, non vi farò conoscere, bensì vi farò scoprire, quel Dio tanto amabile, che è morto per noi”.

            Il Dio di san Francesco di Sales non è un Dio carabiniere né un Dio lontano, come lo credevano molti del suo tempo, e non è il Dio della “predestinazione”, che da sempre ha predestinato gli uni al paradiso e gli altri all’inferno, come sostenevano molti tra i suoi contemporanei, ma un Dio che vuole la salvezza di tutti. Non è un Dio lontano, solitario e indifferente, ma un Dio provvidente e “portato alla comunicazione”, un Dio attraente come lo Sposo del Cantico dei Cantici al quale la sposa rivolge queste parole: “Traimi indietro a te e correremo noi all’odore dei tuoi profumi”.

            Se Dio attira l’uomo, è affinché l’uomo diventi cooperatore di Dio. Questo Dio rispetta la libertà e la capacità d’iniziativa dell’uomo, come ricorda papa Francesco. Con un Dio dal volto amante come quello proposto da Francesco di Sales, la comunicazione diventa un “cuore a cuore”, il cui scopo è l’unione con lui. È un’amicizia, perché l’amicizia è comunicazione di beni, scambio e reciprocità.

Il Dio del cuore umano
            Nell’Antico Testamento, Dio è chiamato Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. L’alleanza stabilita da Dio con i patriarchi significa veramente il legame profondo, irremissibile, tra il Signore e il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, l’alleanza stabilita in Gesù Cristo riunisce tutti gli uomini, tutta l’umanità. D’ora innanzi ognuno può invocare Dio con questa preghiera di san Francesco di Sales: “O mio Dio, tu sei il mio Dio, il Dio del mio cuore, il Dio della mia anima, il Dio del mio spirito”.

            Queste espressioni significano che per san Francesco di Sales il nostro Dio è non soltanto il Dio dal cuore umano nella persona del Dio fatto uomo, ma anche il Dio del cuore umano. È vero, il Figlio di Maria ricevendo da lei la sua umanità, ha ricevuto allo stesso tempo un cuore d’uomo, forte e dolce. Ma con l’espressione “Dio del cuore umano”, il dottore dell’amore intende dire che il volto del nostro Dio corrisponde ai desideri, alle attese più profonde del cuore umano. L’uomo trova nel cuore di Gesù il compimento inatteso di un amore che non osava nemmeno pensare o immaginare.

            Il giovane Francesco l’ha sentito bene quando ha scoperto la storia d’amore consegnata nel Cantico dei Cantici. La sposa e lo Sposo, l’anima umana e Gesù si scoprono fatti l’uno per l’altro. Non è possibile che il loro incontro sia stato casuale. Dio li ha fatti l’uno per l’altro in tal modo che la sposa può dire: “Tu sei mio e io sono tua”. Tutto quello che san Francesco di Sales ha detto e scritto vibra di questa storia meravigliosa di appartenenza reciproca.

            Nel Salmo 72 san Francesco di Sales leggeva queste parole che lo hanno colpito: “Dio del mio cuore, mia parte è Dio per sempre”. L’espressione “Dio del mio cuore” gli piaceva molto. Secondo il dottore dell’amore, “se l’uomo pensa con un po’ di attenzione alla divinità, immediatamente sente una qual dolce emozione nel cuore, il che prova che Dio è il Dio del cuore umano”. A santa Giovanna di Chantal, con la quale fonderà l’ordine della Visitazione, raccomandava di dire spesso: “Tu sei il Dio del mio cuore e l’eredità che desidero eternamente”.

            Se abbiamo degli affetti sregolati oppure se i nostri affetti in questo mondo sono troppo forti, anche se buoni e legittimi, occorre tagliarli per poter dire a Nostro Signore come Davide: “Tu sei il Dio del mio cuore e mia parte di eredità eterna. Perché è per questa intenzione che Nostro Signore viene a noi, affinché siamo tutti in lui e a lui”.

            Il cuore di Gesù è il luogo del vero riposo. È la dimora “più spaziosa e più cara al mio cuore”, confidava san Francesco di Sales che aveva fatto questo proposito: “Stabilirò la mia dimora nella fornace d’amore, nel divin cuore trafitto per me. Presso questo focolare ardente, sentirò rianimarsi in mezzo alle mie viscere la fiamma d’amore finora così languida. Ah! Signore, il vostro cuore è la vera Gerusalemme; permettetemi di sceglierlo per sempre come il luogo del mio riposo.”

            Non c’è da dunque meravigliarsi se i tesori del Cuore di Gesù siano stati rivelati ad una figlia spirituale di san Francesco di Sales, Margherita Maria Alacoque, la religiosa della Visitazione di Paray-le-Monial. Gesù le disse: “Ecco questo Cuore che ha tanto amato gli uomini, fino a consumarsi interamente per loro”.

            Due secoli dopo san Francesco di Sales, suo discepolo e imitatore, don Bosco, diceva che “l’educazione è cosa di cuore”: tutto il lavoro parte da qui, e se il cuore non c’è, il lavoro è difficile e l’esito è incerto. Diceva inoltre: “Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. Amati da Dio e dai loro educatori. Da questo assunto che Don Bosco ha tramandato alla Famiglia Salesiana, prende avvio l’azione educativa salesiana.

P. MORAND Wirth
Salesiano di Don Bosco, professore universitario, biblista e storico salesiano, membro emerito del Centro Studi Don Bosco, autore di vari libri.